3° Cronaca Vorabea d.C. (dopo Carletto)

Trepidanti Vorabe*,
lo so che ai più, la sfiancante remata intorno alla laguna dice poco, anzi niente! Ma per chi ha i remi nel sangue (e anche nelle mani per quanto sono scheggiati) il giretto di 34 km intorno a Venezia assume quasi un tono da Odissea. Ricordate che mi chiamano Omero!
La 43° Vogalonga inizia per gli intrepidi vogatori vorabei, alle 6 di mattina con la consueta pastasciutta a casa di Mapo ditto Brasso Bon. Ovviamente, alle 6, con la pasta già pronta, non c’era nessuno! Ma nel giro di un quarto d’ora i ritardi erano colmati, le assenze giustificate e i piatti riempiti.
I vorabei, miscredenti e blasfemi, non si sottraggono, però, ai riti propiziatori e, semel in anno, hanno provveduto ad innaffiare la rosa di Gerico che solo in questa occasione riceve il vitale sostegno. Terminata la colazioncina generosamente innaffiata da uno splendido Berlucchi, lasciato in fresco per il ritorno, si è partiti alla volta di Marghera.
“Dove parcheggiamo?” è stato l’argomento del primo dibattito, risolto da Valter, ditto Laj, il quale ha sentenziato, da vero leguleio: “vedremo, mi sa lì, mi sa là, boh, forse, e poi se dopo . . . .”. La sua in-decisione era democraticamente sostenuta anche dalla barista dell’autogrill di Marghera dove si è consumato un rapido caffettino. Forte del sostegno del proletariato di Marghera Laj faceva scendere la truppa, corredata dai corroboranti e ben forniti frighetti, nei pressi della fermata dell’autobus dicendo: “vado a parcheggiare”. Fermi ad attendere l’autobus, nelle splendide uniformi bianche e rosse, lo vedevamo sfilare, il mezzo pubblico, davanti a noi senza salirci su, perché? Manca il Laj. Il quale era già sull’autobus, ma si era scordato di avvertirci! Poco male. È sceso e tornato indietro per salire, questa volta insieme a tutti, sulla vettura successiva. Dalle foto allegate si comprende come Alessandro, ditto Tremetri, abbia un pensiero divergente in quanto ha indossato la convenzionale t-shirt a righe solo una volta preso posto in barca. Eresia? No! Affatto! Più semplice paura di sporcarsi prima del tempo. Che commovente dedizione!
Alla remiera Querini, dove il sandolotto buraneo ditto Ore d’Oblio aveva stazionato nelle ultime 48 ore, tutto era pronto e la barca, nonostante l’imperversare di un fastidioso moto ondoso, era ancora integra. Remi, forcole, frighetti pieni, numero assegnato, tutto pronto, si poteva partire.
Due avvocati, due ingegneri, un insegnante. La conquista del consenso da parte dei due ingegneri Adriano il Maestro, ditto Rovinassi, poppier, e di Alessandro, ditto Tremetri, 1° sentina, la posizione neutrale e democristiana di Luca, ditto Omero, a zavora e 2° sentina, faceva andare in minoranza i due uomini di legge, più abituati alla trattativa e al compromesso, Valter ditto Laj, al laj, e Mapo ditto Brasso Bon, a provin. I quali dovevano accettare e subire il nuovo motto vorabeo, coniato per l’occasione: EFFICIENZA! Perché un ingegnere non vive, funziona!!!
Alle 8:45, in perfetto orario, dopo aver magistralmente solcato il rio di S.Giustina, (mi sembra di sentire la voce del cronista dell’istituto Luce) e aver colmato ogni ritardo, Ore d’Oblio raggiungeva il bacino di S.Marco in attesa del fatidico colpo di cannone che avrebbe segnalato il via della 43° Vogalonga.
Tra pochi intimi, solo 2500 barche circa, iniziava la passeggiata a remi. Ore d’Oblio, procedeva eroicamente verso S.Erasmo e Burano condotta dal prode poppier Adriano il Maestro, ditto Rovinassi, il quale, attraverso il grido “Avanti le prue!” voleva ottenere, assolutamente disatteso, maggiore vigore dal provin e da sentina (i due che vogano stando a destra della barca). Mentre, allo stesso tempo, e scassando un po’ i maroni a tutti, chiedeva al Laj, di non contraddire la decisione delle sue traiettorie in mezzo al traffico delle centinaia di barche. “Anche se andiamo addosso agli altri, TI VOGA!”, ordinava stentoreo il poppier, ricevendo un sottile vaffa come risposta, da tutto l’equipaggio.
Dopo aver rallentato un po’ l’andatura, ma senza fermarsi, subito dopo Mazzorbo, per ristorarsi un pochino con acqua e frutta fresca, messo a zavora il provin Brasso Bon, sostituito da Tremetri con Omero a sentina, si giungeva nel canale più grande di Murano, davanti alla casa dell’attore Lino Toffolo. Il celebre artista aveva salutato proprio l’anno scorso, poco prima di venir meno, i vorabei che passavano per di là. Tutta la sua famiglia era al balcone per salutare i regatanti, i quali, in segno di rispetto e riconoscenza per cotanto genio veneziano, mettevano in atto un applaudito alzaremi.
Poco prima di noi, su di una splendida diesona (barca a 10 voghe molto simile ad una grossa gondola), erano sfilate, anche loro in alzaremi, le amiche vogatrici del gruppo “Un po’ di donne” appartenenti al gruppo della remiera della Giudecca, meglio note, a noi, come le “Giudecchine”.
Le simpatiche ragazze, incrociando la nostra rotta poco prima, ci avevano dato appuntamento presso la loro sede e di fatto, le abbiamo seguite, dopo aver oltrepassato il non intasato ponte dei Tre Archi, lungo il Canal Grande.
Alle 12:45, lo speaker ufficiale della Vogalonga (di nuovo l’istituto LUCE), scandiva i nomi dei prodi vogatori. La regata era finita, l’andatura, tutto sommato, notevole per quattro anziani e un diversamente giovane. Ci meritavamo un sano punto di ristoro!! Del resto era a quello che ci eravamo allenati!!! Seguendo il percorso delle giudecchine arrivavamo presso la sede della loro remiera dove chiedevamo asilo per il nostro sandolotto, per i remi e per le forcole. Altrimenti, piano B: il buon Giorgio Scarpa, amico di vecchia data e assegnatario di un posto barca per il suo veliero proprio alla Giudecca, aveva dichiarato che, alla più brutta, rischiando il Garbin (vento fastidioso) avremmo potuto attaccarci alla sua barca.
Benedetto il cocomero!!!! Due anni fa, quando il gruppo delle vogatrici “Un po’ di donne” era giunto a Padova per proseguire verso Monselice, molti vorabei, tra cui Maurizio, ditto Zinghero, Luca ditto Omero, Valter ditto Laj, Adriano il Maestro, ditto Rivinassi, Alessandro ditto Tremetri, accompagnato dai piccoli vorabei Pietro ditto il Sognatore e Daniele ditto Qu, erano andati loro incontro alla chiusa di Voltabarozzo, armati di anguria fresca, per ristorare le accaldate vogatrici, sorprese da tanta benevolenza e gioiosa accoglienza.
Intanto il posto per la merendina era garantito!
Insieme a Giorgio ditto Navigatore, e alla Silvia, amica argentina con cui aveva effettuato anche lui la remata, si allestiva un tavolo all’ombra e si potevano aprire i frighetti, custoditi con tanta cura lungo il tragitto.
Da quello di Tremetri uscivano rispettivamente: pane fatto in casa, tre dispenser di salse, ai pomodori, ai peperoni, alle melanzane, tutti e tre pieni di aglio e altri profumi. E a chi gli fa schifo l’aglio, gli fa schifo la vita! Sentenza icastica forgiata per l’occasione. L’ingombrante, ma benedetto refrigeratore conteneva inoltre due bottiglie di Cartizze, una di Sauvignon e un cabernet riserva. Dal mio frighetto invece sortivano: una torta salata a base di coste, patate, crudo e scamorza affumicata, insieme ad un contenitore con mezzo kg di zaeti, biscotti di farina di mais fatti in casa. E, infine, da quello di Valter, usciva una soppressa pronta per essere affettata. I vorabei non sono passati inosservati, il gruppo di vogatori giudecchini seduti all’ombra dello stesso nostro albero non hanno potuto sottrarsi alle delizie della tavola vorabea.
E pensare che ancora non avevamo sfoderato l’arma segreta!!!
Il delirio da pic nic raggiungeva il culmine quando, esaurito il dolce con gli ultimi zaeti, bevuto anche il caffè, il Maestro Rovinassi giungeva al tavolo con due fiamminghe piene di frittura di pesce avanzata al tavolo dei notabili!! Che fare? Rinunciare? Non sia mai. Si Ricomincia. Gamberi e seppioline fritti non hanno mai fatto male a nessuno!!! Se poi, per digerire, (e qui scatta l’arma segreta) c’è il liquore al sambuco della Vica ditta Spirito, custodito gelosamente nel mio frighetto, ogni asprezza viene appianata.
Grazie all’intercessione dell’amica Marzia del gruppo “Un po’di donne” ottenevamo asilo in terra per Ore d’Oblio e grazie a Ippa, commensale giudecchina della frugale merendina ottenevamo l’invito a partecipare il prossimo 25 giugno alla regata verso l’isola di Poveglia. Credo di poter dire che, svuotati i frighetti di tutto il loro contenuto, anche in questo 2017, lo scopo della Vogalonga è stato raggiunto.
Rientrati accaldati a Padova, la giornata si concludeva con lo spritz preparato da Mapo ditto Brasso Bon a casa sua, là da dove eravamo partiti. Dalla foto allegata si può comprendere guardando me e poi Adriano il Maestro ditto Rovinassi, quale possa essere l’effetto del sole con e senza protezione.
Perdonate la prolissità ma le cose da narrare erano tante, del resto, la Vogalonga, capita solo una volta all’anno!
Basi metaforici da Luca ditto Omero

P.S. sabato prossimo è previsto il rientro da Venezia verso il naviglio del Brenta. Io e Tremetri siamo fuori gioco, lui impegnato con i bocia, io pure, dato che è l’ultimo giorno di scuola e obbligato nel mio Liceo. Chi però fosse interessato lo faccia sapere. Leggo le mail!
































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