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Cronaca Vorabea: 5 UOMINI IN BARCA (senza il cane)
Rilassati
Vorabei,
cosa
fanno 5 uomini in barca, su di un sandolo Buraneo, venerdì sera 27 luglio?
Per
prima cosa, come recitava il mantra proclamato a più riprese da Mapo ditto
Brasso Bon: “go serrà bottega e so in ferie!!!” Va da sé che si potrebbe
continuare: “e quindi non rompete i c….”
Dopodiché
bastava ascoltare il richiamo seducente del fiume Bacchiglione per prendere i
remi e avviarsi verso l’abituale e mitica destinazione del ponte di Tencarola
dove ha sede l’osteria della Giovanna ditta l’Ostessa.
Mentre
la Silvia ditta Cocco ci ricordava che fiumi più blasonati del nostro solcano
la crosta terrestre, il fiume Rosso in Vietnam, i vorabei, per nulla intimoriti
da cotanto sfoggio di prestigio geografico, affrontavano il fiume casalingo,
fiume Rosa, data la colorazione del tramonto, con rispetto e deferenza.
La
partenza non risultava facilissima poiché la mancanza di copertura, come
previsto, ha fatto si che la barca fosse piena di acqua piovana dei giorni
scorsi e di foglie e rametti provenienti dal vigilante salgaro al cui tronco è
incatenato il sandalo buraneo ditto Ore d’Oblio.
Con
la benedizione delle “donzelle”, le libellule blu che affollano i corsi d’acqua
padovani in questo periodo, l’armo in formazione da Vogalonga rimaneggiato, con
Mapo ditto Brasso Bon, poppier, Luca ditto Omero, sentina, Valter ditto Laj, al
lai e Adriano il Maestro ditto Rovinassi, provin, Alessandro, ditto Tremetri,
zavora, alle 20.15 prendeva il largo verso l’agognata destinazione.
La
mutazione di ruoli nella voga è da attribuire alla verve creativa del maestro
Rovinassi il quale, evidentemente scassatosi e bae di stare a poppa, propone i
cambi di formazione con la scusa che in barca tutti devono saper fare tutto!!
Sarà!!!
Poco
prima delle 21 un commovente tramonto rosa, con una porzione di luna in cielo,
accoglieva al ponte di Tencarola i vogatori, presagi delle delizie che
avrebbero gustato in Osteria. La dicitura dell’Ostessa era perentoria e
ottimista: “VoRaBe alle 20.30”!
Tosi
40 minuti per 7.5 km a remi ci vogliono,
comunque!!!
È
stato così che 5 uomini (mancava anche il nostro can da burcio la Coca Cola
ditta Pepsi notoriamente femmina volitiva) si sono trovati seduti allo stesso
desco a gestire la settimanale assemblea straordinaria della Vo.Ra.Be.
L’argomento
portante della discussione era:
“Come
mai tutti i veci (nel senso di uomini anziani) i diventa porsei ma mai un
porseo (nel senso del maiale) diventa vecio?”
L’alto
profilo della discussione ha presto preso il declivio dell’arte barocca, della
filosofia ontologica e della storia medievale. Stranamente, nessuno,
soprattutto mogli, amiche e affini dei commensali-vogatori, ha voluto credere che
il consesso remiero si sia dedicato a così elevate tematiche culturali!!!
Curioso!
Al
ritorno, poiché Mapo ditto Brasso Bon voleva ribadire il fatto di essere in
ferie, il posto da poppiere veniva preso da Laj, quello da provin
dall’acciaccato Tremetri, quello al lai dal Maestro Rovinassi mentre, guardiano
e custode della tradizione, io Luca ditto Omero, restavo, fedele, a sentina e
Mapo in pieno relax da vacanza, a zavora.
Il
rientro notturno ha riservato la magia di sempre, purtroppo non documentabile a
causa dell’oscurità ma comunque narrabile dal neofita del remo Antonio ditto
Aedo il quale ha inviato all’indirizzo vorabeo la seguente suggestiva
descrizione:
“vogare nella notte in Bacchiglione, annebbiati dal
buio, o dal prosecco, è stata una "prima volta" piacevole, appagante
e unica , che consiglio a tutti gli amanti degli sport rari o eccentrici,
per non dire estremi, come quello della voga.
Ringrazio tutti i
vorabei, del ramo vogatori professionisti, per dare la possibilità anche ai
neofiti come il sottoscritto, di conoscere una disciplina che definirei
altamente spirituale e meditativa, se non fosse per i porchi e le eresie che si
innalzano al cielo come saette , dopo averti sfiorato pericolosamente la
schiena, e la nuca, quando la barca si sbilancia a causa della perdita di
equilibrio del vogatore apprendista ,,, o in poche altre occasioni.
salvezze illimitate
Aedo”
Basi metaforici
Luca ditto Omero














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