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Cronaca Vorabea: VOGA A COLORI
Rinfrescati
vorabei,
i
temporali e le sventole (nel senso delle raffiche di vento non delle belle ragazze)
di questi ultimi giorni hanno avuto due effetti, uno positivo e l’altro
negativo.
Iniziamo
dal peggio: come si può anche evincere dalle foto, il vento dei giorni scorsi
ha spazzato via il tiemo ditto cagnaro dea Maria ditta Pasionaria e di Maurizio
ditto Zinghero, nonostante, a più riprese, alcuni vorabei di buona volontà, su
segnalazione dell’amico Boris Premrù, siano intervenuti per ripristinare la
copertura protettiva delle onduline.
Risultato:
il sandolo buraneo ditto Ore d’Oblio resterà, fino a nuovo provvedimento, in
balia degli agenti atmosferici e dei cascami vari, provenienti dal salgaro che
domina l’ormeggio al ponte dei Cavai al Bassanello. Ciò significa che, ad ogni
uscita del sandolo, non sarà più sufficiente armare la barca con paioli,
forcole e remi, ma, ogni volta, bisognerà anche asciugarla e ripulirla, come,
questa volta, è toccato fare a Valter ditto Laj.
Ma
c’è anche il meglio dei temporali, e questa fantastica opportunità l’ha potuta
godere l’armo remiero di venerdì 14 luglio, che, seguendo il giacobino motto
rivoluzionario di liberté, egalité e fraternité, ha solcato le acque del fiume
Bacchiglione fino all’osteria della Giovanna ditta l’Ostessa sotto un cielo
terso, una luce limpida e colori vividi, evidenziati proprio da quello stesso
vento e da quella pioggia che avevano divelto la copertura del sandolo.
Poco
dopo le ore 20, con Valter ditto Laj, poppier, Luca ditto Omero, sentina,
Alessandro, ditto Tremetri, al lai e Ludovica, ditta Spirito, provin, il
sandolo buraneo ditto Ore d’Oblio intraprendeva la ormai consueta, il venerdì
sera, risalita del Bacchiglione in direzione Tencarola mentre in contemporanea,
la Silvia, ditta Cocco, risaliva in Cambogia, il Mekong, quello vero.
Una
cena a base di “cose” ripiene aspettava la Silvia ditta Cocco mentre le
prelibatezze della Giovanna ditta l’Ostessa attendevano i vogatori vorabei,
raggiunti, quasi all’altezza della Canottieri Padova, dalla Donatella ditta
Tella e dalla Coca Cola ditta Pepsi. La Tella andava obbediente al ruolo di
zavora mentre la Pepsi si affrettava ad occupare il suo posto prodiero di can
da burcio.
Alle
21 il sandolo era giunto alla meta e le fette di un freschissimo ananas,
portate dalla Tella alleviavano la sete dei rematori, provvidenziali!
All’osteria
delle Antiche Cantine Zaccaria attendevano, seduti già in posizione da ristoro,
Roberto ditto Gionson, Adriano il Maestro, ditto Rovinassi e la Laura, ditta
Castragatti.
Va
detto che, ormai, data la cadenza settimanale dell’escursione, l’Ostessa
nemmeno domanda più a quale menù i vorabei vogliano accedere. Fa lei, e noi ci
fidiamo, ciecamente!
Tra
folpetti con patate, un rombo al forno e un’insalata greca, mentre un allegro e
frizzante prosecco bagnava le gole riarse di vogatori e no, poteva avere inizio
anche, l’ormai obbligatoria, assemblea straordinaria della Vo.Ra.Be., voga rama
e bevi.
All’ordine
del giorno due argomenti esiziali per la sopravvivenza dell’intera specie
umana:
-
La
presenza, o meno, ancora, a Venezia di botteghe di Frittolin (piccoli punti di
ristoro che, come dei bacari, fornirebbero agli avventori solo pietanze fritte)
-
Come
rimediare alla dipartita del tiemo ditto cagnaro della Maria ditta Pasionaria e
di Maurizio, ditto Zinghero.
Mentre
Roberto ditto Gionson, asseriva che le botteghe di Frittolin esistono ancora e
che, addirittura, lui ne conosce l’ubicazione ma non ce la vuole rivelare, più
ardua si rivelava la questione della copertura, per la quale sono state
avanzate varie proposte, tutte, ovviamente, impraticabili. Alessandro, ditto
Tremetri, contribuiva al dibattito con una pacificatrice fumata di sigaro,
insensibile alle ingegneristiche proposte di teli impermeabili connessi ad
improbabili sostegni che dovrebbero sopperire alla mancanza del cagnaro.
Constatato
l’abituale nulla di fatto, dopo aver consumato l’ultima fetta di fugassa, al
chiaro di Luna, l’equipaggio rientrava, accompagnato dal silenzio della notte e
dal ritmo dei remi, all’ormeggio al Bassanello. Non prima, però, di essersi
fermati a bere l’ultimo goccetto presso la barca/abitazione sul fiume di
Maurizio ditto Zinghero.
Basi
metaforici


















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