9° Cronaca Vorabea: VOGA A COLORI

Rinfrescati vorabei,
i temporali e le sventole (nel senso delle raffiche di vento non delle belle ragazze) di questi ultimi giorni hanno avuto due effetti, uno positivo e l’altro negativo.
Iniziamo dal peggio: come si può anche evincere dalle foto, il vento dei giorni scorsi ha spazzato via il tiemo ditto cagnaro dea Maria ditta Pasionaria e di Maurizio ditto Zinghero, nonostante, a più riprese, alcuni vorabei di buona volontà, su segnalazione dell’amico Boris Premrù, siano intervenuti per ripristinare la copertura protettiva delle onduline.
Risultato: il sandolo buraneo ditto Ore d’Oblio resterà, fino a nuovo provvedimento, in balia degli agenti atmosferici e dei cascami vari, provenienti dal salgaro che domina l’ormeggio al ponte dei Cavai al Bassanello. Ciò significa che, ad ogni uscita del sandolo, non sarà più sufficiente armare la barca con paioli, forcole e remi, ma, ogni volta, bisognerà anche asciugarla e ripulirla, come, questa volta, è toccato fare a Valter ditto Laj. 
Ma c’è anche il meglio dei temporali, e questa fantastica opportunità l’ha potuta godere l’armo remiero di venerdì 14 luglio, che, seguendo il giacobino motto rivoluzionario di liberté, egalité e fraternité, ha solcato le acque del fiume Bacchiglione fino all’osteria della Giovanna ditta l’Ostessa sotto un cielo terso, una luce limpida e colori vividi, evidenziati proprio da quello stesso vento e da quella pioggia che avevano divelto la copertura del sandolo.
Poco dopo le ore 20, con Valter ditto Laj, poppier, Luca ditto Omero, sentina, Alessandro, ditto Tremetri, al lai e Ludovica, ditta Spirito, provin, il sandolo buraneo ditto Ore d’Oblio intraprendeva la ormai consueta, il venerdì sera, risalita del Bacchiglione in direzione Tencarola mentre in contemporanea, la Silvia, ditta Cocco, risaliva in Cambogia, il Mekong, quello vero.
Una cena a base di “cose” ripiene aspettava la Silvia ditta Cocco mentre le prelibatezze della Giovanna ditta l’Ostessa attendevano i vogatori vorabei, raggiunti, quasi all’altezza della Canottieri Padova, dalla Donatella ditta Tella e dalla Coca Cola ditta Pepsi. La Tella andava obbediente al ruolo di zavora mentre la Pepsi si affrettava ad occupare il suo posto prodiero di can da burcio.
Alle 21 il sandolo era giunto alla meta e le fette di un freschissimo ananas, portate dalla Tella alleviavano la sete dei rematori, provvidenziali!
All’osteria delle Antiche Cantine Zaccaria attendevano, seduti già in posizione da ristoro, Roberto ditto Gionson, Adriano il Maestro, ditto Rovinassi e la Laura, ditta Castragatti.
Va detto che, ormai, data la cadenza settimanale dell’escursione, l’Ostessa nemmeno domanda più a quale menù i vorabei vogliano accedere. Fa lei, e noi ci fidiamo, ciecamente!
Tra folpetti con patate, un rombo al forno e un’insalata greca, mentre un allegro e frizzante prosecco bagnava le gole riarse di vogatori e no, poteva avere inizio anche, l’ormai obbligatoria, assemblea straordinaria della Vo.Ra.Be., voga rama e bevi.
All’ordine del giorno due argomenti esiziali per la sopravvivenza dell’intera specie umana:

-         La presenza, o meno, ancora, a Venezia di botteghe di Frittolin (piccoli punti di ristoro che, come dei bacari, fornirebbero agli avventori solo pietanze fritte)
-         Come rimediare alla dipartita del tiemo ditto cagnaro della Maria ditta Pasionaria e di Maurizio, ditto Zinghero.

Mentre Roberto ditto Gionson, asseriva che le botteghe di Frittolin esistono ancora e che, addirittura, lui ne conosce l’ubicazione ma non ce la vuole rivelare, più ardua si rivelava la questione della copertura, per la quale sono state avanzate varie proposte, tutte, ovviamente, impraticabili. Alessandro, ditto Tremetri, contribuiva al dibattito con una pacificatrice fumata di sigaro, insensibile alle ingegneristiche proposte di teli impermeabili connessi ad improbabili sostegni che dovrebbero sopperire alla mancanza del cagnaro.

Constatato l’abituale nulla di fatto, dopo aver consumato l’ultima fetta di fugassa, al chiaro di Luna, l’equipaggio rientrava, accompagnato dal silenzio della notte e dal ritmo dei remi, all’ormeggio al Bassanello. Non prima, però, di essersi fermati a bere l’ultimo goccetto presso la barca/abitazione sul fiume di Maurizio ditto Zinghero.

Basi metaforici


















Luca ditto Omero

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